IL PINO DOMESTICO: GESTIONE E RELATIVE PROBLEMATICHE

Il Pino domestico in ambiente urbano: gestione e relative problematiche.

Il Pinus pinea L., comunemente chiamato “pino domestico” o anche “pino da pinoli” (meno frequente è il nome di “pino italico“) è un albero maestoso e di aspetto inconfondibile che può raggiungere anche i 30 metri di altezza e circonferenze di 4-5 metri.

In natura è piuttosto longevo, potendo arrivare a 200-250 anni mentre in ambiente urbano l’aspettativa di vita si dimezza. Nelle giovani piante la chioma è globosa ed i rami principali sono portati in verticilli regolari curvati verso l’alto; nelle piante adulte prendono il sopravvento alcuni rami primari, robusti, ascendenti e inseriti rispetto al fusto con un angolazione superiore od uguale a 45°. In questo modo la chioma assume la caratteristica forma ad ombrello e si innalza rapidamente per la potatura naturale dei rami inferiori.

Il pino domestico è una specie del Mediterraneo settentrionale e si rinviene dalla penisola iberica all’Anatolia passando lungo le coste della penisola balcanica e della penisola italiana.  In Italia è presente nelle regioni centro-meridionali ma anche in Liguria, in Romagna ed in Veneto (nelle zone di Ravenna e Chioggia).

E’ una specie poco esigente nei confronti del terreno, preferendo quelli sabbiosi e freschi; non tollera invece i terreni troppo calcarei, compatti e/o eccessivamente acquitrinosi. E’ una pianta spiccatamente eliofila (non tollera l’ombra) ed è molto sensibile alle temperature minime assolute.

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Foto 1: La Via Cristoforo Colombo (Roma) è caratterizzata da alberature di pino domestico.

Il pino domestico è ampiamente diffuso lungo le zone litoranee in tipiche formazioni costiere per lo più di origine artificiale ed a partire dagli anni ’30 è stato massicciamente impiegato come alberata stradale ed alberatura urbana.

Nella città di Roma sono stati censiti 10.985 esemplari di pino domestico presenti nelle alberature stradali, mentre in totale sono circa 120.000 i pini che vegetano a Roma.

Un notevole impiego del pino domestico si ebbe durante il Fascismo, che consacrò questa specie come emblema ufficiale dell'”italianità“.

Tuttavia ad un massiccio ricorso di questa specie per motivi ornamentali ha fatto seguito negli anni la comparsa di tutta una serie di problematiche legate alla crescita della pianta, spesso imputabili ad un uso improprio di questa specie, mettendo a dimora piante in siti non adeguati, caratterizzati da suoli pesanti e/o compatti e con poco spazio per lo sviluppo delle radici e della chioma.

contrasto manufatti

Foto 2: Sito di impianto evidentemente non idoneo per la presenza di substrato impermeabile (asfalto) e per la presenza conflittuale di manufatti (muretto).

Inoltre la quasi totalità dei pini impiegati nei decenni passati è stata allevata in condizioni non ottimali; infatti l’allevamento in vivaio, sia in contenitore che in piena terra, si traduce in due gravi deformazioni:

  – il fittone, in un primo tempo ostacolato nel suo normale sviluppo verticale dal contenitore stesso, viene sistematicamente eliminato all’atto del rinvaso o dell’impianto a terra;

–    le radici orizzontali sono spesso tagliate e, comunque, impedite nel loro allungamento tanto dalle pareti del contenitore che dal terreno esterno alla zolla di lavorazione.

Con il passare degli anni quindi, i pini messi a dimora in siti non ottimali, hanno manifestato una serie di problematiche significative anche dal punto di vista della stabilità:

  • Danni alle coperture stradali;
  • danni a manufatti sollevati (“scalzati”) dalle radici;
  • cedimento per ribaltamento della zolla radicale (foto 3);
  • cedimento del fusto o di parti di esso;
  • rottura e cedimento di rami (foto 4) appesantiti da carichi aggiuntivi (neve/pioggia/vento).
pino schiantato alassio

Foto 3: Esemplare di pino caduto per ribaltamento della zolla radicale (Foto di Studio Verde S.a.s. – Torino)

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Foto 4: Rottura di rami di esemplari di pino non adeguatamente potati (Roma, Parco Scott) a seguito delle nevicate del febbraio 2012.

 

 

 

 

 

 

 

 

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.Al fine di limitare i potenziali danni e prevenire eventuali cedimenti della pianta o di parte di esse è utile prendere in considerazione alcuni sintomi e segnali che la pianta può manifestare.

Si riportano di seguito alcune caratteristiche da tenere in considerazione per una valutazione, seppure di massima, dello stato della pianta:

1) Verificare il tipo di terreno in cui il pino domestico vegeta: se terreno di riporto, compatto, argilloso e poco permeabile ci sono molte più probabilità che la pianta abbia sviluppato radici superficiali, con poco potere ancorante;

2) Non irrigare!! Un elevato contenuto di umidità unitamente a terreni pesanti ed asfittici favorisce lo sviluppo di funghi agenti di marciume radicale (Armillaria spp., (foto 5),  Phaeolus schweinitzii ( foto 6) o Heterobasidion annosum).

 

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Foto 5: Corpi fruttiferi di Armillaria spp. (foto di Studio Verde S.a.s – Torino).

 

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Foto 6: Corpi fruttiferi di Phaeolus schweinitzii (foto di Studio Verde S.a.s. – Torino).

3) La presenza di radici strozzanti (vedi foto 7)  può diventare un serio problema strutturale con lo sviluppo dell’albero, in quanto lo può portare a deperimento fisiologico oppure limitare il normale sviluppo dei contrafforti portanti, con pericolo per la stabilità dell’albero.

strozzanti

Foto 7: radici strozzanti.

4) verificare se il fusto incrementa la sua (ove presente) naturale inclinazione;

5) controllare se si verifica il sollevamento della zolla radicale (vedi foto 8); questo non è da confondersi con il naturale rialzamento del suolo dovuto al fisiologico allargamento del tronco, sopra o sotto il contatto con il livello originario del terreno. Questo fenomeno potrebbe indicare problemi all’apparato radicale o cedimenti dovuti alla spinta del vento.

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Foto 8: esempio di sollevamento della zolla radicale.

6) Valutare lo stato vegetativo della chioma: il colore che questa presenta deve essere di un verde intenso, non deve essere seccaginosa o con aghi poco sviluppati (microfillia). Se si verificano casi di disseccamento o ingiallimento della chioma (foto 9) potrebbe essere in corso un attacco di marciume radicale o anche di qualche insetto (un insetto piuttosto frequente che attacca il pino domestico è il Tomicus spp, uno scolitide che scava gallerie sottocorticali e pratica dei fori sulla corteccia,Foto 10 e 11).

chioma seccaginosa

Foto 9: esemplare di pino con chioma evidentemente secca.

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Foto 10: gallerie sottocorticali.

fori sfarfallamento scolitidi

Foto 11: fori di sfarfallamento degli scolitidi.

7) Verificare che la pianta produca una fruttificazione normale (non scarsa).

8) Tenere la chioma leggera, eliminare i rami secchi e/o seccaginosi, non lasciare monconi di potatura; rimuovere soprattutto i rami ad andamento orizzontale, più soggetti a rotture. Evitare tagli troppo grandi che tendono a non cicatrizzarsi correttamente e costituiscono potenziali ingressi per agenti patogeni (vedi foto 12); la dimensione dei tagli sui rami verdi non dovrebbe mai superare i 5-8 cm di diametro. Assicurarsi quindi che la ditta incaricata della potatura sia qualificata ed operi nel migliore dei modi, eventualmente in affiancamento ad un arboricoltore esperto (Dott. Agronomo o Dott. Forestale).

grossa ferita

Foto 12: Grossa ferita da errata potatura non cicatrizzata.

Se riscontrate qualcuna delle condizioni succitate oppure volete avere rassicurazioni sia sullo stato di salute dei vostri pini, sia e sopratutto sulle loro condizioni di stabilità, è conveniente procedere con una valutazione della stabilità; il metodo più utilizzato è il V.T.A. (Visual Tree Assessment), che prevede una prima attenta analisi visiva dell’intero albero e, normalmente, un successivo approfondimento strumentale (con dendrodensimetro e/o con tomografo sonico -foto 13-).

Contattatecivi sapremo consigliare sulle corrette modalità di gestione della pianta e su come programmare gli interventi di potatura più appropriati.

arbotom su pino

Foto 13: Indagine strumentale con Tomografo sonico su colletto di pino domestico.

 

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